DM 3 agosto 2005 e UNI EN ISO/IEC 17025: Lettera ai Laboratori

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Cari colleghi,

L’ Associazione Laboratori Accreditati ALA, in merito al D.M. 3 agosto 2005 che prescrive il “…ricorso a persone qualificate e a laboratori di comprovata esperienza…”, vuole offrire il seguente contributo di approfondimento:

circa le persone qualificate queste sono da ricercarsi ovviamente nella sfera dei professionisti della materia dei “metodi di campionamento e analisi” dettati nell’allegato 3 al nuovo decreto, che per formazione ed esperienza possono offrire un contributo culturale e scientifico di alto livello specialistico. Ovviamente trattasi di chimici e chimici industriali che devono operare nell’indipendenza della professione in modo che la propria opera risulti fondamentale e prioritaria a qualsiasi azione di filiera dello smaltimento dei rifiuti.

Finalmente i rifiuti assurgono al rango di “prodotti chimici” !!

Essi vanno quindi valutati in laboratorio da professionisti con il camice bianco prima ancora del trattamento in impianti di smaltimento. Tale necessità è evidente in tutte le tipologie di attività di smaltimento rifiuti che possono ricercarsi, ad esempio, nell’applicazione di norme tra cui: DM 5/2/1998, DM 161/2002, D.Lgs 133/2005; sia nelle fasi di caratterizzazione all’origine dei rifiuti ai fini della classificazione / caratterizzazione, sia per lo studio del comportamento dei rifiuti nelle fasi successive di smaltimento (recupero in processi “a freddo” o come combustibili, trattamenti chimico fisici, deposito, discarica etc.), sia nello studio dei contributi che i trattamenti previsti possono dare alle emissioni nelle acque, in aria e sul suolo.

E’ ovvio che i chimici, e solo loro, attraverso la fornitura del dato analitico e l’interpretazione dello stesso possono dare questo contributo professionale fornendolo anche ad altri colleghi chimici che si occupano di impiantistica e di trattamento dei rifiuti e di “gestione dei dati analitici” per pianificare e progettare attività tecnologiche e gestionali.

Il Decreto 3 agosto 2005 ribadisce l’importanza di non sciogliere il connubio “campionamento e analisi” perché entrambi condizionano il dato finale e quindi la classificazione, soprattutto quando questa è interessata da un codice CER “specchio” (pericoloso / non pericoloso).

E’ indubbio che il campionamento, se non effettuato secondo le pertinenti norme specifiche presenta – data l’eterogeneità intrinseca che molte volte caratterizza i rifiuti – dei gradi di incertezza superiore a quelli delle analisi dei singoli parametri caratterizzanti.
E’ evidente che alcune volte il campionamento costa più delle analisi perché le procedure sono lunghe e laboriose (vedi norma UNI 10802).

La scelta delle analisi a carico del produttore ovviamente è effettuata dopo attenta analisi del ciclo produttivo e del contributo che questo arreca nella formazione dei vari flussi di rifiuto in uscita.

Al chimico è richiesta, dopo aver effettuato le analisi, una consulenza interpretativa dei dati per il confronto con i limiti legislativi e per una classificazione utile al produttore che deve destinare responsabilmente i propri rifiuti alle più opportune destinazioni.

Questa attività interpretativa del dato è effettuata con scienza e coscienza dal chimico che ha fornito il dato o da altro collega entrambi aventi comunque caratteristiche specialistiche nel settore dello smaltimento dei rifiuti e applicando il principio della tutela ambientale superiore.

L’attività di analisi è svolta in un laboratorio che “…abbia comprovata esperienza e in possesso di un adeguato sistema di controllo qualità.”

Questi laboratori dedicati tra l’altro specificamente alle analisi dei rifiuti seguono un sistema volontario di controllo di qualità ai sensi della norma UNI EN ISO/IEC 17025, certificati ovvero accreditati da un Ente preposto e abilitato che in Italia è il SINAL. Tale organo di accreditamento oltre alla verifica dell’efficacia del Sistema provvede alla verifica della corretta esecuzione della prove nel settore dell’analisi dei rifiuti effettuate utilizzando metodi ufficiali molto spesso indicati nelle stesse norme legislative. Un Laboratorio accreditato SINAL viene sottoposto a visite ispettive di convalida dell’attività, rendendo evidente al mercato (ovvero a tutta la filiera dello smaltimento dei rifiuti che si sviluppa dal produttore, al trasportatore, agli impianti di stoccaggio e trattamento, agli impianti di recupero fino alle discariche) il requisito richiesto circa la comprovata esperienza e l’efficace sistema di controllo della qualità.

L’applicazione dei requisiti definiti dalla UNI EN ISO/IEC 17025 può essere dimostrata al cliente in qualsiasi momento rendendolo partecipe delle attività (procedure specifiche, tarature e calibrazioni della strumentazioni impiegate, valutazioni sui gradi di incertezza associati alle metodiche d’analisi) che il laboratorio svolge per la restituzione dei risultati analitici finali.

Questa azione “imprenditoriale” è assolutamente non disgiunta dall’attività svolta dagli operatori in formazione continua e dall’opera professionale del chimico che certifica il risultato analitico ed emette il Rapporto di Prova.

Il chimico è quindi la figura principe e svolge la funzione che la legge gli assegna assumendosi tutti gli oneri, anche penali, connessi. Gli onori dovrebbero essere consequenziali e devono diventare tali perché allo stato delle cose non sono proporzionati.

La nostra Associazione, oltre a tutelare e promuovere l’attività dei laboratori accreditati nel caso specifico in questo settore dello smaltimento dei rifiuti, auspica che questo sistema di accreditamento volontario venga riconosciuto dallo Stato attraverso un organismo tecnico quale l’Istituto Superiore di Sanità alla stessa stregua del riconoscimento dei laboratori che si occupano del controllo alimentare per garantire la tutela dei consumatori.

Questo riconoscimento garantisce ancor di più il “mercato” sia a livello di produttori di rifiuti che a quello dei soggetti operanti nello smaltimento degli stessi.

Sergio Mastroianni