DM 3 agosto 2005 e Norma UNI EN ISO/IEC 17025 sul sistema di controllo qualità dei Laboratori

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Articolo di Sergio Mastroianni, Presidente ALA, pubblicato su “Ambiente e Sicurezza n° 5 del 7 marzo 2006 pag. 41”

LA NORMA UNI EN ISO/IEC 17025 SUL SISTEMA DI CONTROLLO QUALITÀ DEI LABORATORI

Il DM 3 agosto 2005, relativo alla «Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica», identifica come «riferimenti importanti e fondamentali nella gestione del rifiuto in discarica (…) persone qualificate e laboratori di comprovata esperienza». Ciò richiede, necessariamente, un approfondimento al fine di sviluppare questa ricerca.

Nella nuova disciplina delle discariche, nonché in altre normative come ad esempio il D.M. 5 febbraio 1998, il DM n. 161/2002, il D.Lgs 133/2005 e il D.lgs. n. 152/1999, la caratterizzazione chimica e merceologica del rifiuto è fondamentale sia per la classificazione di pericolosità sia per lo studio del comportamento dei rifiuti nelle fasi successive di smaltimento (recupero in processi “a freddo” o come combustibili, trattamenti chimico fisici, deposito temporaneo, discarica etc.) sia, infine, per i contributi che i trattamenti sui rifiuti stessi possono dare alle emissioni nelle acque, in aria e nel suolo.
Le persone qualificate devono innanzitutto considerare il rifiuto come un prodotto chimico che deve essere controllato nell’intera filiera di gestione in modo da offrire un contributo indipendente di alto livello specialistico.
E’ evidente quindi che i chimici – e solo loro – possono fornire il dato analitico e relativa interpretazione ad altri colleghi che si occupano di pianificare e progettare attività tecnologiche e gestionali nel trattamento dei rifiuti.
Il D.M. 3 agosto 2005 ribadisce l’importanza di non sciogliere il connubio “campionamento e analisi” perché entrambi condizionano il dato finale e, quindi, la classificazione, soprattutto quando questa è interessata da un codice CER “specchio” (pericoloso / non pericoloso).
E’ indubbio che il campionamento, se non effettuato secondo le pertinenti norme specifiche, presenta – data l’eterogeneità intrinseca che molte volte caratterizza i rifiuti –gradi di incertezza superiore a quelli delle analisi dei singoli parametri caratterizzanti.
Al chimico è richiesta, dopo aver effettuato lo studio «della produzione del rifiuto – del campionamento – delle analisi», una consulenza interpretativa dei dati per il confronto con i limiti legislativi e per una classificazione utile al produttore che deve destinare responsabilmente i propri rifiuti alle più opportune destinazioni.
Questa attività interpretativa del dato è effettuata con scienza e coscienza dal chimico che ha fornito il dato o da altro collega entrambi aventi comunque caratteristiche specialistiche nel settore dello smaltimento dei rifiuti e applicando il principio della tutela ambientale superiore.
L’attività di analisi deve essere svolta in «un laboratorio che abbia comprovata esperienza e in possesso di un adeguato sistema di controllo qualità». Questi laboratori, dedicati tra l’altro specificamente alle analisi dei rifiuti, devono seguire un sistema volontario di controllo di qualità ai sensi della norma UNI EN ISO/IEC 17025, devono essere accreditati da un ente preposto e abilitato; in Italia l’organismo di accreditamento preposto è il SINAL. Questo, oltre alla verifica dell’efficacia del sistema, provvede alla verifica della corretta esecuzione della prove anche nel settore dell’analisi dei rifiuti effettuate utilizzando metodi ufficiali molto spesso indicati nelle stesse norme legislative.
Un laboratorio accreditato SINAL viene sottoposto a visite ispettive di verifica e di sorveglianza dell’attività, rendendo evidente a tutta la filiera della gestione del rifiuto il requisito richiesto circa «la comprovata esperienza e l’efficace sistema di controllo della qualità».
L’applicazione dei requisiti definiti dalla UNI EN ISO/IEC 17025, infatti, può essere dimostrata al cliente in qualsiasi momento rendendolo partecipe delle attività (procedure specifiche, tarature e calibrazioni della strumentazioni impiegate, valutazioni sui gradi di incertezza associati alle metodiche d’analisi) che il laboratorio svolge per la restituzione dei risultati analitici finali.
Questa azione “imprenditoriale” del laboratorio è assolutamente non disgiunta dall’attività svolta e dall’opera professionale di persone qualificate come il chimico che certifica il risultato analitico ed emette il rapporto di prova.
L’evoluzione legislativa in materia dovrà prevedere un riconoscimento dello Stato per i laboratori accreditati che si occupano di rifiuti, attraverso un organismo tecnico come, ad esempio, l’Istituto superiore di sanità. Ciò alla stessa stregua del riconoscimento dei laboratori accreditati che si occupano del controllo alimentare per garantire la tutela dei consumatori.
Questo riconoscimento dello Stato garantirebbe così, ancor di più, la “filiera” a livello sia di produttori di rifiuti sia dei soggetti operanti nello smaltimento e gestione degli stessi, che, infine, degli organi di controllo, rendendo cogenti le caratteristiche, richiamate nel D.M. 3 agosto 2005, in merito a «persone qualificate e laboratori di comprovata esperienza».

Sergio Mastroianni

Presidente ALA