La corretta applicazione dell’art. 271 commi 17, 18 e 19 del D. Lgs 152/06 così come modificato dal D. Lgs 128/10

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Spett. le

ISPRA

Istituto Superiore per laProtezione

e la Ricerca Ambientale

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00144 ROMA (RM)

 

e p.c.ARTA ABRUZZO

Direzione Centrale

V.le G. Marconi n°178

65127 PESCARA (PE)

                                                                                 

L’Aquila, 19 Luglio 2012

Prot. n. 421/AE

 

Oggetto : Chiarimenti sulla corretta applicazione dell’art. 271 commi 17, 18 e 19 del D. Lgs 152/06 così come modificato dal D. Lgs 128/10.

 

Sulla base delle novità introdotte nel Testo Unico Ambientale dal D. Lgs 128/10, l’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente (A.R.T.A.), organo tecnico di cui si avvalgono la Regione Abruzzo e le Province operanti su delega regionale ai fini del rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali e delle autorizzazioni alle emissioni ai sensi dell’art.269 del D. Lgs 152/06, ha recentemente ratificato i criteri da utilizzare per la definizione dei metodi di campionamento ed analisi delle emissioni per gli autocontrolli di competenza dei gestori.

 

Tali criteri prevedono che, in occasione del rilascio delle autorizzazioni, i metodi di campionamento ed analisi da utilizzare il monitoraggio delle emissioni di competenza dei gestori devono rigorosamente rispettare l’ordine di priorità indicato all’art.271 comma 17 del D. Lgs 152/06 ovvero coincidere con i metodi CEN e, solo ove questi non fossero disponibili, con altre norme tecniche (ISO, EPA, ecc).

 

Per il monitoraggio dei parametri di combustione (NOx, SOx, CO, CO2 e O2), poiché risultano essere disponibili i metodi UNI, verrebbe preclusa la possibilità da parte dei gestori di ricorrere all’utilizzo dei metodi elettrochimici (che trovano applicazione in alcuni metodi EPA).

 

V’è da dire che la Regione Abruzzo, con apposita Delibera (DGR 517/07), ha imposto l’applicazione del valore limite anche per le emissioni caratterizzate da flussi di massa inferiori alla relativa soglia di rilevanza (art.268 comma 1 lettera v) e punto 3 parte I Allegato I alla parte V del D. Lgs 152/06).

 

Tale circostanza obbliga le aziende ad adottare la stessa procedura analitica, che precedentemente all’entrata in vigore del D. Lgs 128/10 veniva richiesta solo per il monitoraggio degli impianti caratterizzati da emissioni di una certa rilevanza (cementifici, vetrerie, inceneritori, ecc), anche per gli impianti nei quali le emissioni delle sostanze inquinanti NOx, SOx, CO, ecc sono presenti in tracce o in ragione di qualche parte per milione (impianti di aspirazione fumi di saldatura, tagli laser, ecc).

 

Tale indirizzo assunto dalle autorità competenti della Regione Abruzzo ha indotto molti gestori a richiedere la possibilità, in taluni casi (emissioni caratterizzati da ridotti flussi di massa anche se inseriti in stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale), di ricorrere ad un approccio analitico semplificato anche comprovando l’equivalenza dei risultati ottenibili dall’applicazione dei due metodi (UNI ed elettrochimico).

 

A riguardo si allega lo studio effettuato dall’ARPA Veneto di concerto con altri laboratori privati il quale ha messo in evidenza che i risultati ottenuti facendo ricorso ai metodi elettrochimici risultano molto prossimi a quelli ottenuti dall’applicazione dei metodi UNI.

Le conclusioni tratte dall’ARPA Veneto, sulla scorta di misurazioni effettuate da più laboratori (si mette in evidenza che lo studio comparativo è stato effettuato su un cementificio dove è ragionevole ipotizzare che le possibili interferenze nella determinazione delle concentrazioni degli inquinanti, dovute alla simultanea presenza di materiale particellare, sostanze organiche volatili, cloruri, fluoruri, ecc, siano maggiori rispetto a quelle che potrebbero verificarsi nei casi di sorgenti emissive caratterizzate dalla esclusiva presenza dei prodotti di combustione) sono le seguenti :

– “Confrontando i tre metodi di analisi degli ossidi di azoto si può osservare come i dati medi rilevati con le celle elettrochimiche e con la chemiluminescenza / NDIR / NDUV concordino piuttosto bene (circa 1100 mg/Nmc) mentre il valore medio ottenuto dai laboratori con il metodo DM 25/08/00 se ne discosta di circa il 20% (879 mg/Nmc)

– “Le analisi del monossido di carbonio (CO) con celle elettrochimiche e sensori NDIR hanno dimostrato di essere ben allineate con i valori rilevati dal Sistema Monitoraggio Emissioni mostrando uno scostamento dal valore di riferimento (SME) rispettivamente del 10% e del 19%.

– “L’utilizzo di celle elettrochimiche o di sensori paramagnetici o all’ossido di zirconio per la determinazione dell’ossigeno (O2), da quanto rilevato dall’InterConfronto, sembra essere praticamente indistinguibile.

Dall’analisi dei dati medi si rileva che non esiste quasi differenza tra i dati rilevati dai laboratori con i due sistemi e quelli rilevati dallo SME; una, seppur piccola, differenza tra i metodi si riscontra nel valore di incertezza pari all’11% per l’elettrochimico ed al 4% per gli altri tipi di sensori. Tale differenza non sembra comunque giustificare la netta preferenza per uno dei due sistemi.”

 

Sulla scorta di tali argomentazioni, pur comprendendo che per alcuni impianti potrebbe apparire alquanto pleonastico e gravoso imporre ai gestori l’applicazione degli stessi metodi per tutte le tipologie di emissioni senza operare alcun distinguo, l’ARTA Regionale ritiene comunque che non possano essere adottate procedure diversificate, seppure la richiesta potesse essere tecnicamente condivisibile, adducendo che la norma non ammette tale possibilità.

 

La problematica summenzionata riveste una particolare criticità nel territorio abruzzese che risulta caratterizzato da un rilevante numero di microattività con un altrettanto rilevante numero di sorgenti emissive a bassissimo o quasi nullo impatto ambientale e che si troverebbero nella condizione di dover effettuare autocontrolli analitici la cui onerosità coinciderebbe con quella degli impianti di ben più elevata potenzialità emissiva.

 

D’altro canto si osserva che anche prima dell’entrata in vigore del D. Lgs 128/10, all’art.271 comma 2 del D. Lgs 152/06, la norma obbligava l’autorità competente ad individuare i metodi di campionamento ed analisi delle emissioni sulla base dello stesso ordine di priorità ora indicato al comma 17 del medesimo articolo, ma tale analoga disposizione era stata recepita in maniera diversa; precedentemente (cioè tra l’entrata in vigore del D. Lgs 152/06 e quella del D. Lgs 128/10) l’ARTA effettuava infatti una valutazione specifica delle sorgenti emissive e, se del caso, autorizzava anche all’applicazione dei metodi elettrochimici.

 

Inoltre in altre Regioni tale disposto normativo non è stato recepito nello stesso modo (vedasi ad esempio il documento allegato dell’ARPA Emilia Romagna che ammette l’uso dei metodi elettrochimici) e, ai sensi del D. Lgs 152/06 art.271 comma 18, sembrerebbe comunque trasparire la volontà del legislatore, per i soli controlli di competenza del gestore, di considerare la possibilità di autorizzare metodi diversi da quelli deducibili dall’ordine di priorità indicato al comma 17 (“….anche se diversi da quelli di competenza del gestore indicati dall’autorizzazione”).

 

A riguardo è necessario un chiarimento consistente nel precisare se l’intento del legislatore era quello di indirizzare l’autorità competente ad osservare scrupolosamente, ed in ogni caso, l’ordine di priorità indicato all’art.271 comma 17 oppure se, in alcuni casi, si può derogare da tale ordine ed autorizzare, in funzione delle caratteristiche chimico-fisiche delle emissioni e dell’equivalenza dei risultati, metodi diversi da quelli deducibili dall’ordine di priorità sopra citato. 

 

Nel caso di un’eventuale pronunciamento favorevole, si ritiene che tale circostanza potrebbe consentire all’ARTA di adottare criteri meno rigorosi con la conseguenza di poter concentrare maggiormente le risorse per il monitoraggio delle emissioni che incidono in maniera significativa sul territorio e nello stesso di tempo alleggerire l’onerosità dei controlli a carico dei gestori degli impianti caratterizzati dalla presenza di un cospicuo numero di “microemissioni”.

 

            Distinti saluti

 

                                                                                                                                

                   Dott. Francesco D’Alessandro

     

(originale firmato disponibile in segreteria)

 


CONFINDUSTRIA ABRUZZO